S. Marcellina e S. Giuseppe alla Certosa

SANTA MARCELLINA E SAN GIUSEPPE ALLA CERTOSA 

Viale Espinasse 85 – 20156 MILANO

 

Inaugurazione: 6 luglio 1958

Progettista: Mario Tedeschi (1920-2005)

Collaboratori: Carlo Ramous (1926-2003)

 

Facciata principale:

La grande superficie che si affaccia sulla piazza interna è l’elemento caratteristico del progetto: essa è costituita da un enorme pannello in cemento modellato in opera dallo scultore Carlo Ramous. Al centro della composizione è presente il Crocifisso, mentre nei due grandi pannelli laterali si possono distinguere: a sinistra San Giovanni e San Marco evangelisti, un ladrone, un volo di angeli, la Resurrezione, Gesù davanti a Pilato, San Satiro e San Marcellina, la resurrezione di Lazzaro e la moltiplicazione dei pani e dei pesci; a destra invece sono visibili San Matteo e San Luca evangelisti, l’altro ladrone, la Natività, l’Adorazione dei Magi, Sant’Ambrogio e il Battesimo di Gesù. Questa parete è staccata dalla chiesa ma ricongiunta ad essa tramite un tetto a falde inclinate e sporgenti: nello spazio tra i due corpi è inserito un portico che raccoglie le passerelle d’accesso. Infatti l’edificio è circondato da un fossato che lo isola e che permette l’illuminazione ai locali seminterrati.

 

Organizzazione interna:

La pianta è a croce irregolare poiché le pareti dell’unica navata e della zona della celebrazione sono convergenti verso le proprie estremità, in modo che lo spazio interno si allarghi verso l’altare e si restringa alle sue spalle. Gli elementi in cemento quali le travi e le capriate della copertura sono intonacati di bianco per risaltare contro la superficie rossa dei mattoni. L’impianto simmetrico della chiesa viene compromesso dalla sagrestia a sinistra che conduce, tramite un piccolo porticato esterno, alla casa del parroco. L’altare rialzato viene lasciato in penombra grazie ad un’unica vetrata colorata inserita nell’abside. Le due braccia sporgenti terminano con vetrate colorate che illuminano l’ambiente centrale; a destra viene collocato il fonte battesimale e un accesso secondario che conduce agli spazi aperti progettati di fianco.

 

Caratteristiche strutturali:

La struttura viene realizzata in cemento armato lasciato a vista all’esterno e successivamente intonacato nello spazio interno; i muri di riempimento invece sono realizzati in mattoni senza alcun rivestimento, sia all’esterno che all’interno.

La scelta dei materiali non è certo casuale, ma risponde al desiderio di non utilizzare elementi preziosi, bensì quelli più ordinari.

 

Aspetti liturgico-pastorali:  

L’ambiente si presenta molto austero e sobrio; la combinazione di materiali poveri e la mancanza di finestre nell’aula assembleare contribuisce ad avvolgere la chiesa in una penombra generale: in questo modo la luce che arriva dalle vetrate ai lati del corpo trasversale risalta maggiormente creando un effetto di stupore. L’edificio è immaginato dunque come un luogo intimo che possa accogliere con semplicità i fedeli che qui si ritrovano. La dimensione assembleare viene rafforzata tramite gli adeguamenti liturgici in seguito al Concilio Vaticano II (1962-65) grazie ai quali il celebrante può avere una buona visione dell’intera chiesa per abbracciare con lo sguardo e con la parola ogni fedele.

 

Opere d’arte:

La vetrata presente sulla parete terminale è dipinta a mano da Lindo Grassi. Il progettista Mario Tedeschi invece disegna, in tempi successivi, il fonte battesimale e il tabernacolo: il primo era stato collocato in origine nel presbiterio a fianco dell’altare, mentre il secondo viene realizzato dalla scuola Beato Angelico. Inoltre sono presenti diverse statue lignee realizzate dagli artisti della Val Gardena. Nel 2008 invece sono state sostituite le vetrate opache originali con vetrate colorate che richiamano la natura e riprendono il messaggio evangelico.

 

I mosaici:

Nel 2012 è stato posizionato il mosaico del battistero e nel 2014 è stata aggiunta la Via Crucis: entrambe le opere sono state ispirate al lavoro di Marko Ivan Rupnik, autore dei mosaici in molte grandi chiese nel mondo quali la Redemptoris mater in Vaticano, il nuovo santuario di padre Pio a San Giovanni Rotondo, la nuova basilica a Fatima, la basilica del rosario di Lourdes.

Egli non ha realizzato i mosaici di questa chiesa, ma ne ha approvato, ispirato e sostenuto la realizzazione, ricordando che l’arte dei cristiani nello spazio liturgico è stata sempre un’“arte della presenza”. Un linguaggio dunque essenzializzato, senza dettagli di distrazione, dove tutto – anche l’artista e coloro ai quali l’opera è destinata – è assunto nel mistero che si comunica. Un’opera d’arte può suscitare la meraviglia e l’ammirazione, ma l’arte che entra nello spazio liturgico deve suscitare soprattutto venerazione.

Il mosaico in se stesso è un’opera corale e non individuale. Ci sono le tessere: ognuna con il suo colore, la sua sfumatura, la sua materica consistenza.

Simbolicamente si attua attraverso il mosaico un principio spirituale ed ecclesiale: ogni “tessera” è una persona con la sua specifica vocazione. L’opera “tesse” insieme le relazioni creative, tenendo conto di ognuno.